LARIS PULENAS, un dramma etrusco
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PROSSIMA DATA
Martedì 5 luglio ore 21,30 Cortile del Teatro Magnolfi. Ingresso libero.
LARIS PULENAS A MARCIANA MARINA
Lunedì 28 luglio 2014 ore 21,30 piazzetta Bonanno a Marciana Marina.
``Laris Pulenas a Luogomano, Cantagallo
Il 10 agosto prossimo, alle ore 19, presenteremo il Laris Pulenas a Luogomano, Comune di Cantagallo, nell'Anfiteatro della Val di Bisenzio costruito ...
Articolo della Nazione del 1 luglio 2008
Attenzione! In questo articolo de La Nazione l'orario della rappresentazione è sbagliato! La rappresentazione si svolgerà l'8 luglio 2008 alle ore 19!
 
Articolo del 1 luglio de Il Tirreno
 
Articolo del "Il Tirreno" del 28 maggio 2008
 
Come eroi omerici
Dal IL TIRRENO dell'8 luglio 2008, Cronaca di Prato

Come eroi omerici

Martedì 8 luglio, per le “Notti dell’Archeologia 2008”, debutterà nella spianata di Poggio Castiglioni, alle ore 19,00, il dramma etrusco“Laris Pulenas”, ideato e messo in scena dal “Teatro La Baracca”, nella partitura scritta ed interpretata da Maila Ermini e con Gianfelice D’Accolti.
Chi volitivamente s’inerpicherà con l’auto fino al cima del gran colle che domina la piana e la città di Prato, assisterà ad uno spettacolo nient’affatto convenzionale perché, insieme agli attori recitanti, potrà egli stesso partecipare al debutto della Storia, qui rappresentata attraverso l’immagine di un luogo straordinario, unico e suggestivo, in grado di evocare da solo le nostre origini.
Nei convulsi giorni della vigilia, questo spettacolo è stato oggetto di commenti assai diversi tra loro, di segno opposto, forse combinando, nella metafora evocata dal protagonista della storia narrata, aspettative mai sopite di scandalistiche vicende, ma anche curiosità e timori. Laris, il nobile aruspice etrusco, è improvvisamente accusato – come recita il suo dramma - di azione politica contro Roma; quasi fosse una nèmesi del passato che ritorna, quella storia pare infatti ripetersi nella presenza etrusca odierna in città che appare non meno scomoda di quella che fu la posizione del sommo sacerdote etrusco, accusato di lesa maestà, al cospetto del Senato Romano.
Per quanto concerne interessi e finanze, il convenzionale realismo della città, ben radicato alla prassi quotidiana che, nel bene e nel male, viviamo tutti i giorni, ha già prodotto le proprie scelte, di certo aldilà dall’archeologia del mondo etrusco. E, a niente possono servire gli appelli e le denunzie del mondo della cultura, pur da recepire e democraticamente rispettare. Ma i diritti dell’arte, che fanno fede all’idea che promana il libero pensiero, sono altra cosa e in quanto tali rimangono sacri, nonostante gli episodi spiacevoli registrati nell’ultima ora, alimentati dal gratuito ostracismo dei soliti pretoriani, perché attraverso Laris, l’etrusco reietto, possiamo persino superare la realtà ed immaginare che si possa, magari nell’estasi di una serata magica, riconoscere l’immenso valore antropologico della Calvana e la grandiosità del sito di poggio Castiglioni, oggi degradato e lordato nell’indifferenza generale. Intanto, ci sono uomini che come eroi omerici, prestano anima e corpo per mettere in scena un’ideale, e non è cosa di poco conto. Così, oggi mi sono apparsi, sotto il sole cocente, Odisseo che lottava imperioso contro l’Idra, mentre gli antichi e fedeli compagni pulivano il campo per accogliere il messaggio che, a breve, verrà da parte della vestale-artista per poi raccogliere, in silenzio, il racconto di Laris. In alto, l’Olimpo, non più arbitro dei destini dell’uomo, si prefigurava davanti a me nell’ospitalità e nella solidarietà di uomini e di donne pratesi in grado di accogliere senza pregiudizi, proprio come nei miti greci, i barbari incolpevoli giunti tra noi e, come è successo 2500 anni fa, saper condividere con loro il futuro.
Assistiamo dunque alla saga di Laris, con animo aperto, senza barriere ideologiche: “affinchè – come ci esorta nelle Storie un Erodoto rasserenato, e per una volta non più rivale di Omero – le azioni degli uomini non vadano perdute con il tempo e le imprese grandi e meravigliose, compiute sia dai Greci che dai Barbari, non rimangano prive di fama, e in particolare, i motivi per i quali combatterono gli uni contro gli altri.”

Giuseppe Centauro
Poggio Castiglioni, 5 Luglio 2008

 
Etruschi. Un’ inaspettata speranza
E finito con il tramonto e una fresca brezza da ponente, l’emozionante messa in scena “open air” in prima nazionale di Laris Pulenas, dramma in due atti di Maila Ermini, interpretato dalla stessa autrice e da Gianfelice D’Accolti.
Molto più che un evento teatrale, molto meno di un soffio sul crinale del monte: quando il pubblico se ne è andato, riportando a casa le sedie pieghevoli che ognuno aveva portato fin lì, rimane un prato rasato, immacolato, ogni pietra al suo posto, nelle macìe che furono antichi sepolcri.
Niente cicche, le auto lontane ad attendere di tornare nel loro ambiente naturale dove il catrame uniforma e copre tutto, compresi gli Etruschi.
Impresa ciclopica, (tanto quanto a impatto zero sulla natura), per i due eclettici ma solidi attori che si sono alternati nel ruolo di vari personaggi, cambiandosi a scena aperta con la magìa innocente di una rappresentazione fanciullesca, ma con una grande precisione di gesti e di tempi.
Non avevamo mai provato l’emozione di una così grande influenza evocativa della natura, attorno ad uno spettacolo.
La Natura non era solo attorno, lo spettacolo scaturiva da lì, da quelle pietre.
Era lì, forse da sempre.
Bello anche il testo e non scontato, fondato su un buon equilibrio fra ricostruzione storica e coinvolgimento sentimentale.
I personaggi, quasi protetti maternamente dall’autrice che concede ad ognuno di essere, di volta in volta e degnamente al centro della narrazione, hanno tutti diritto al loro dramma ed a un benevolo rispetto.
Si direbbe questa la differenza con una tragedia classica: l’impronta femminile dell’autrice, il desiderio di frapporsi fra gli uomini e gli Dei, per difenderli dalle crudeltà del Fato o dalle conseguenze dei loro errori.
Consigliamo a tutti di vederlo, questo spettacolo, anche nella versione al chiuso; ma se avete tempo, una di queste sere, andate lassù, a Poggio Castiglioni e sedetevi sul Prato. Gli attori non ci sono più, né è rimasto il sacerdote Laris e i suoi vaticini.
Ma forse in quel luogo rimarrà a lungo l’energia evocativa di questo unico, particolare fatto d’arte e di politica che è stato regalato a tutti noi e che, nostro malgrado, ci ha insinuato un inaspettato, forse lieve, sentimento di speranza.


Municipio Verde


 
Recensione di Metropoli
recensione del settimanale Metropoli del 17 luglio 2008
 

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