LARIS PULENAS, un dramma etrusco
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PROSSIMA DATA
Martedì 5 luglio ore 21,30 Cortile del Teatro Magnolfi. Ingresso libero.
LARIS PULENAS A MARCIANA MARINA
Lunedì 28 luglio 2014 ore 21,30 piazzetta Bonanno a Marciana Marina.
``Laris Pulenas a Luogomano, Cantagallo
Il 10 agosto prossimo, alle ore 19, presenteremo il Laris Pulenas a Luogomano, Comune di Cantagallo, nell'Anfiteatro della Val di Bisenzio costruito ...
Scheda dello spettacolo
LARIS PULENAS


Scritto e interpretato da Maila Ermini e con Gianfelice D’Accolti

Costumi Sartoria Teatrale Monaco

Il dramma Laris Pulenas è incentrato sulla figura del presunto sacerdote etrusco vissuto nel III secolo avanti Cristo, famoso per il sarcofago che lo rappresenta e l’iscrizione etrusca recante l’epitaffio, conservato al Museo Nazionale di Tarquinia. L’intreccio del dramma è di fantasia, ma non tradisce la breve biografia del vero Laris Pulenas, contenuta nell’epitaffio stesso. La scena si svolge a Roma, dove il protagonista è stato chiamato dal Senato Romano come esperto di ‘disciplina etrusca’ e aruspice, al fine di educare un collegio di giovani aspiranti alla carica sacerdotale. Viene consultato dai potenti per vaticini e pronostici, è corteggiato, e invidiato dai sacerdoti romani. Ma presto si evidenzia uno scontro ideologico, culturale e anche economico fra due popoli, quello etrusco e quello romano, le cui mentalità appaiono inconciliabili, ma che in realtà nasconde ben altro: Laris è improvvisamente accusato di azione politica contro Roma. Da appartenente alla casta privilegiata di intellettuale-sacerdote-pedagogo, egli si vede sbalzato alla condizione opposta di reietto; la mentalità pragmatica del potere romano sospetta che l’attività del sacerdote etrusco, legato anche al culto di Bacco (si ricordi che il famoso senatoconsulto de Bacchanalibus contro la celebrazione dei baccanali è del 186 a.C.), nasconda un’ attività sovversiva. In realtà il potere romano teme che egli sveli gli oscuri intrecci del malaffare politico, che si è servito dei falsi e compiacenti pronostici del sacerdote etrusco. Laris è costretto agli arresti ed a una fuga senza futuro.
Il dramma - che è dramma in primis interiore, il protagonista è disgustato non solo dalla corruzione politica, ma anche dalla propria, quella morale - contiene anche spassosi momenti di comicità, contraltare ideologico umorale introdotto dalla guardia romana Caio, che vigila sugli arresti domiciliari dell’etrusco, e racchiude un tenero difficile amore fra il maturo Laris e Velia, giovane e audace figlia di un cavaliere romano, decisa a lasciare la famiglia per seguire il sacerdote reietto fino in Gallia. Sullo sfondo del dramma è disegnata anche la storia della potenza di Roma che conquista l’Etruria, una lenta a tratti impercettibile conquista, durante la quale Roma ha tutto l’agio di assimilarne la cultura e di negare d’averlo fatto; anzi di disprezzarla e di cancellarne per sempre i resti... Il romano meno civile, guerriero e forte, mangia l’altro, il raffinato, eclettico, l’incomprensibile e libertino etrusco. Un monito ancora oggi valido?
Nota dell’autrice Gli studiosi interpretano variamente il ruolo sociale di Laris Pulenas: qualcuno lo dice sacerdote, altri magistrato; altri ancora un armatore di navi. L’interpretazione dell’iscrizione che il sarcofago contiene, tuttavia, conferma i suoi legami con l’aruspicina, la scienza sacerdotale etrusca. Per questo mi sono presa la libertà della poesia e l’ho fatto diventare sacerdote. D’altronde Massimo Pallottino in Scienza e poesia alla scoperta dell’Etruria scrive: “Gli studi etruscologici ed il “romanzo etrusco” della cultura contemporanea sono, è vero diversi e distinti. Ma l’etruscologo non può ignorare del tutto la suggestione che l’oggetto dei suoi studi esercita così diffusamente sul mondo della cultura. Egli deve, anzi, rispondere a questo richiamo, accoglierne la sollecitazione emotiva e non temere il contagio dell’entusiasmo. In questo senso le vie divergenti si ricongiungono; e la scienza può riconoscere ancora una volta il suo debito alla poesia”.
Nota di regia Messa in scena semplice e lineare da parte di due attori, che interpretano i vari personaggi, in una versione del dramma storico non ‘classicista’, con pochi elementi di sostegno come abiti e oggetti per l’identificazione dei vari personaggi e uno schema ‘geometrico’ dell’andamento drammatico, che cerca di essere –anche se alla lontana – evocativa del “Fegato di Piacenza”, una specie di bussola, una mappa di guida per l'aruspice che osservava la superficie dell'organo animale alla ricerca dei segnali divini.



AGGIUNTE ALLE NOTE RELATIVE ALLA MESSA IN SCENA DI LARIS PULENAS

1. Breve storia del Teatro La Baracca
2. Quali sono gli intenti del nostro teatro
3. Genesi del dramma.
4. Laris Pulenas e la città ritrovata
5. Postilla alle note di regia
6. Conclusione
Extra: Curricula degli interpreti


1. Il Teatro La Baracca è nato nel 1994 a Casale di Prato. Con questo nome si indica la sede e la compagnia. La sede sorge su una vecchia baracca di contadini (da qui il nome, che richiama anche l’esperienza del teatro La Barraca di Federigo García Lorca), ristrutturata con gli anni e diventata uno spazio teatrale che fa parte del circuito Sipario aperto dei piccoli teatri della Toscana.
A La Baracca viene presentata annualmente una rassegna di teatro civile e politico, oltre che di teatro-ragazzi.
Fondare un teatro in periferia non costituisce certo una novità. Tuttavia a Casale sembrava un atto peregrino e inutile. Dopo le resistenze e le perplessità, oggi lo spazio è riconosciuto e frequentato anche dagli abitanti del Borgo, a cui l’esistenza del teatro appariva fuori-luogo o indifferente.
Creare uno spazio teatrale in una zona di frontiera ha contribuito a riqualificare il Borgo da un punto di vista culturale – a parte i circoli, ancora oggi nessun centro culturale è esistente – e ha significato la nascita di un luogo autonomo, fuori dai circuiti costituiti che ormai presentano quasi immancabilmente una programmazione omogenea e convenzionale; è stato possibile ospitare compagnie e singoli artisti e, seppur con risonanza modesta se paragonato ai grandi teatri, farli conoscere e dar loro un luogo per esibirsi e comunicare.

2. Gli spettacoli prodotti dal Teatro La Baracca sono – se si esclude la produzione di teatro per ragazzi – di impegno civile e politico. In questo alveo si inserisce anche che, pur Laris Pulenas avendo una struttura classica e sia un dramma storico, pone e dibatte questioni attuali, come la corruzione e le implicazioni sociali e politiche della religione.

3. Come idea Laris Pulenas nasce diversi anni fa, dopo un giro museale, quando frequentavo assiduamente la zona riconosciuta come la più propriamente etrusca, ovvero la Toscana Meridionale e la Tuscia. Tuttavia la scrittura del dramma nasce successivamente, nel 2003 e si protrae fino al 2005. Laris Pulenas si può definire come la sintesi della mia passione storico-archeologica e la tensione ideale civile e politica, una riflessione a favore di un cambiamento etico-morale nel nostro modo di far politica e di essere nel mondo.

4. L’intento di sposare Laris Pulenas al ritrovamento della città etrusca di Gonfienti, a Prato, e alle vicissitudini che sono seguite, nasce dalla volontà di sottolineare l’importanza della scoperta e la speranza che questa non finisca come tante altre di questo nostro paese, che sembra ogni giorno di più votato alla cieca speculazione o all’indifferenza. L’idea iniziale era quella di presentare l’allestimento a la Baracca nell’ottobre 2008, nell’ambito della consueta rassegna teatrale a tema politico; poi ho pensato che comunque le associazioni, i gruppi interessati al ritrovamento e alla valorizzazione della città etrusca avrebbero dovuto essere informati della messa in scena del dramma. In questo modo è nato il progetto di Poggio Castiglioni, che appare come la finestra ideale, il balcone roccioso sulla città ritrovata: dall’incontro con l’associazione "Camars", in particolare nella persona del Prof. Centauro; con il comitato "Città Etrusca sul Bisenzio"; con l’associazione Narnali Insieme e con il progetto Via etrusca dei due mari della guida ambientale ed escursionistica Gianfranco Bracci.

5. Una messa in scena che vuole essere tanto significativa non sarebbe stata possibile se non ci fossero state anche le altre associazioni coinvolte e, soprattutto, la collaborazione dell’attore Gianfelice D’Accolti. Con lui siamo partiti senza la copertura al budget previsto e questo ci ha costretti, come ormai è nostra caratteristica, ad allestire con risorse minime. Per fortuna il teatro permette all’attore di poter essere strumento del significato, a basso costo. Così, come è stato fatto per L’infanzia negata dei celestini e per il Dramma intorno ai concubini di Prato abbiamo ‘liberato’ la scena e ci siamo posti nella nostra nudità attorale, seguendo quella che è ormai la cifra stilistica del nostro teatro. Abbiamo allestito la scena del Laris con una corda di canapa posta a forma di matrice per terra. D’Accolti interpreta Laris e io Velia, la sua giovane amante: gli altri personaggi vengono interpretati a turno, utilizzando costumi appropriati – in questo ci siamo affidati al maestro sarto Silverio Monaco – seguendo un percorso obbligato per ciascun personaggio, e utilizzando anche elementi della commedia dell’arte ove era possibile, come le maschere nel caso dei servi.
Dunque, un dramma classico con un impianto non convenzionale; e non vorrei che fosse utilizzata la parola ‘avanguardia’, che è ormai datata oltreché abusata e riduttiva.
Per rispettare la classicità del testo (che ripropone le categorie aristoteliche di unità di tempo e spazio previste per la tragedia) è stato reintrodotto l’intervallo, lo spettacolo dura circa due ore, anche per andare controcorrente e gettare una sfida a chi ha paura ormai, a teatro, di fermare il ritmo e far riflettere in itinere lo spettatore.

6. Concludo col sottolineare che questo è il primo testo teatrale che porta in scena gli Etruschi; ci sono stati tentativi al cinema, anche interessanti (L’etrusco uccide ancora, di Armando Crispino, 1972), ma senza seguito.
Con Laris Pulenas affronto, non senza pensare alla nostra attualità, il tema dello scontro culturale fra popoli che vivono contigui, che, come secoli fa, è il tratto caratteristico della nostra civiltà ‘globale’.


Maila Ermini




Extra: i curricula degli interpreti

Maila Ermini (Quarrata, Pistoia) autrice, regista, attrice. Allieva di Oreste Macrì. Ha fondato il Teatro La Baracca di Prato (1994), che fa parte del circuito Sipario Aperto (piccoli teatri della Toscana). Vincitrice del XIV Premio Fondi La Pastora per il teatro con la commedia Matilda. Tra vari altri riconoscimenti, ha vinto il premio Leopardi per la poesia. I suoi ultimi lavori drammatici, da lei anche interpretati, L’infanzia negata dei Celestini, sul noto orfanotrofio pratese e Cuori di donna, hanno riscosso successo di pubblico e critica. L’infanzia negata dei Celestini, pubblicato da Carlo Zella Editore, ha vinto il Premio Selezione de “Lo Scrittore dell’Anno 2006” bandito dalla Regione Toscana. Nel 2002 e nel 2007 ha ricevuto il premio per la produzione drammatica dall’ente nazionale scrittori (ENAP).


Gianfelice D'Accolti (Matera). Attore, autore, regista. Ha conseguito il diploma alla "Scuola di Espressione ed Interpretazione Scenica di Bari" con Orazio Costa Giovangigli. Interprete di autori classici e contemporanei in diverse compagnie italiane, ha sublimato l'amore per i classici e la prosa nella trasposizione scenica di opere come Moby Dick di Melville, La marescialla della nobiltà di Cechov, Le memorie del sottosuolo di Dostoevskij, Il viaggiatore incantato di Leskov, HilaroTragedia di Manganelli. Ha tradotto scenicamente le tensioni civili e politiche del mondo del lavoro in Fabbrica -de mentis humanae fabrica e in L'ingegnere va alla guerra; l'ascesi poetica ed immaginifica del vino in Bottiglie: resoconti dal mio quartiere ed alcune istanze del teatro religioso in Passione di Cristo e di Padre Massimiliano Kolbe. Dal 2006 collabora con il Teatro la Baracca.


 

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