LARIS PULENAS, un dramma etrusco
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PROSSIMA DATA
Martedì 5 luglio ore 21,30 Cortile del Teatro Magnolfi. Ingresso libero.
LARIS PULENAS A MARCIANA MARINA
Lunedì 28 luglio 2014 ore 21,30 piazzetta Bonanno a Marciana Marina.
``Laris Pulenas a Luogomano, Cantagallo
Il 10 agosto prossimo, alle ore 19, presenteremo il Laris Pulenas a Luogomano, Comune di Cantagallo, nell'Anfiteatro della Val di Bisenzio costruito ...
PRESENTAZIONE VIDEO E COMMENTI
Qui un breve presentazione video: Laris Pulenas

Commenti del pubblico nell'ultima replica nel cortile del Teatro Magnolfi:

"La storia è sempre....di umanità e amore". (Massimo G.)

"Questo spettacolo ha ...interpretazioni...i problemi di oggi sono quelli di sempre". (Alberto C.)

"Fortibilissimo". (?)

"Bravura e professionalità" (Gianna B...).

"Ancora uno splendido spettacolo, create sempre una magia" (Angela P.).

"Bravissimi, una grande emozione" (Alberto M.).

"Laris Pulenas impostore o vero uomo? Forse entrambi...Come tutti noi. Grazie Maila e Gianfelice, sempre strepitosi". (Cristina G.)

"Una serata nell'antica Roma. Molto bravi, grazie". (Delfina).

"1,100,1000 Laris, sempre meglio!" (Beppe).

"8 personaggi in cerca di...Bravi. 2x8. (Cristina R.F.)

"As non-Italian speaker, this was a very new and wonderful experience. I admire the simplicity of the drama, the respect of the folk style and the versability of the actors. I was also delighted to see elements of Commedia dell'Arte in this production. Great work! (Thilini R.).

"Grazie per la bellissima serata che ci avete regalato, nonostante la tristezza del telone finale...(Massimo F.).

"Volevo ribadire questo concetto, che ho detto ieri sera: non ho mai visto recitare nessuno così, e io ne vedo tanti.... Il testo è bellissimo. Grazie". (Corrado).

"Due attori che valgono per una compagnia intera: bravissimi Maila Ermini e Gianfelice D'Accolti ieri sera nei panni etruschi per lo spettacolo "Laris Pulenas" ‪#‎PratoEstate‬ è ‪#‎teatro‬".
 
Introduzione al contenuto del sito
Benvenuti nel sito del dramma etrusco "Laris Pulenas".

Dopo l'intenso debutto a Poggio Castiglioni, Prato, l'8 luglio 2008, intendiamo che questo dramma diventi il simbolo del recupero dei beni archeologici e paesaggistici del nostro paese, così spesso dimenticati e asserviti a logiche di profitto.

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Di seguito si possono leggere le recensioni.

Un'inaspettata speranza


E' finito con il tramonto e una fresca brezza da ponente, l’emozionante messa in scena “open air” in prima nazionale di Laris Pulenas, dramma in due atti di Maila Ermini, interpretato dalla stessa autrice e da Gianfelice D’Accolti.
Molto più che un evento teatrale, molto meno di un soffio sul crinale del monte: quando il pubblico se ne è andato, riportando a casa le sedie pieghevoli che ognuno aveva portato fin lì, rimane un prato rasato, immacolato, ogni pietra al suo posto, nelle macìe che furono antichi sepolcri.
Niente cicche, le auto lontane ad attendere di tornare nel loro ambiente naturale dove il catrame uniforma e copre tutto, compresi gli Etruschi.
Impresa ciclopica, (tanto quanto a impatto zero sulla natura), per i due eclettici ma solidi attori che si sono alternati nel ruolo di vari personaggi, cambiandosi a scena aperta con la magìa innocente di una rappresentazione fanciullesca, ma con una grande precisione di gesti e di tempi.
Non avevamo mai provato l’emozione di una così grande influenza evocativa della natura, attorno ad uno spettacolo.
La Natura non era solo attorno, lo spettacolo scaturiva da lì, da quelle pietre.
Era lì, forse da sempre.
Bello anche il testo e non scontato, fondato su un buon equilibrio fra ricostruzione storica e coinvolgimento sentimentale.
I personaggi, quasi protetti maternamente dall’autrice che concede ad ognuno di essere, di volta in volta e degnamente al centro della narrazione, hanno tutti diritto al loro dramma ed a un benevolo rispetto.
Si direbbe questa la differenza con una tragedia classica: l’impronta femminile dell’autrice, il desiderio di frapporsi fra gli uomini e gli Dei, per difenderli dalle crudeltà del Fato o dalle conseguenze dei loro errori.
Consigliamo a tutti di vederlo, questo spettacolo, anche nella versione al chiuso; ma se avete tempo, una di queste sere, andate lassù, a Poggio Castiglioni e sedetevi sul Prato. Gli attori non ci sono più, né è rimasto il sacerdote Laris e i suoi vaticini.
Ma forse in quel luogo rimarrà a lungo l’energia evocativa di questo unico, particolare fatto d’arte e di politica che è stato regalato a tutti noi e che, nostro malgrado, ci ha insinuato un inaspettato, forse lieve, sentimento di speranza."

Municipio Verde - Prato
(10 LUGLIO 2008)



Recensione dal blog Municipio Verde del 26 ottobre 2009


"Versione al chiuso, ieri sera al Teatro La Baracca, del "Laris Pulenas", dramma etrusco scritto e diretto da Maila Ermini e interpretato oltre che dall'attrice e autrice pratese, dal bravissimo Gianfelice D'Accolti.

Nel buio più completo dell'informazione cittadina (a parte MV), pubblicizzato con un tamtam tra amici, l'opera teatrale, adattata alla rappresentazione in door, perde qualcosa della suggestione evocativa di Poggio Castiglioni, ma guadagna nella profondità della recitazione e nella possibilità di gustare un testo tanto ricco e tanto intenso da ricreare veramente la solidità stilistica di una tragedia classica.
Consigliamo a tutti di vederlo, sia a chi ama il teatro militante e impegnato, sia a chi cerca la poesia e l'emozione.

Maila Ermini ha scritto uno spettacolo come pochi se ne vedono nei circuiti ricchi e lo ha proposto con una scenografia semplice ed efficace, basata sulla rappresentazione del reticolo di uno scavo archeologico dove i personaggi si muovono come su una mappa.

Un po' un omaggio alla città etrusca di Gonfienti, un po' un regalo per la Prato attuale, così poco generosa con l'arte e la cultura, "Laris Pulenas" è uno sguardo pietoso ed etico sulla miseria della corruzione umana, sulla cosiddetta ragion di stato, che è ragione di pochi sulle spalle dei molti senza potere e soprattutto negazione della verità.

Ci auguriamo che non siano i posteri a dover scoprire la ricchezza di questo dramma e la grande versatilità degli attori che lo interpretano.

Per Municipio Verde RB"
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Dal blog di Giuseppe Carrubba , MOUNTAINS O' THINGS

"LARIS PULENAS

Laris Pulenas, sacerdote etrusco, vissuto nel III secolo avanti cristo, e, oggi, dramma teatrale in difesa dei diritti della Storia e della cultura.

Lo spettacolo, scritto e interpretato da Maila Ermini e con Gianfelice D’Accolti, per il Teatro La Baracca, nasce dall’esigenza di difesa dei beni archeologici e paesaggistici presenti nel nostro territorio, a volte poco valorizzati e oggetto di degrado nell’indifferenza generale, altre volte assoggettati dalle logiche del potere e del profitto.

Il dramma etrusco si inserisce così all’interno di un programma per manifestare il proprio dissenso sul dibattito relativo all’area di Gonfienti “città degli Etruschi sul Bisenzio” e sulla politica di cancellazione di quest’ultima, cancellazione quindi delle radici e della Storia per far posto alla piattaforma logistica dell’Interporto della Toscana S.p.A., secondo scelte opportunistiche di profitti e vantaggi immediati.

Il dramma è andato in scena l’8 luglio 2008 in prima nazionale presso il sito archeologico di Poggio Castiglioni, dall’alto dell’Acropoli, nei monti della Calvana, a Prato, in uno scenario naturale e suggestivo che dominava la piana sottostante.

In difesa della città etrusca di Gonfienti sono scese in campo tante associazioni, prima fra tutte “Art Watch Italia”, un'associazione fondata nel 1991 in difesa dei diritti delle opere d’arte sul modello di ArtWatch International.

La risoluzione di ArtWatch Italia è stata letta dal Prof. Giuseppe A. Centauro
durante la conferenza stampa insieme alla promozione del dramma “Laris Pulenas” come emblema contro l’offesa al patrimonio culturale e archeologico.

Il testo teatrale rappresenta una metafora del mondo antico che vuol parlare al mondo contemporaneo attraverso similitudini e parallelismi; lodevole il lavoro di regia e scrittura tutta al femminile di Maila Ermini, così come la bravura di Gianfelice D’Accolti, insieme hanno interpretato gli 8 personaggi all’interno di uno spazio naturale tracciato da geometrie, oggetti, vestiti e maschere.

In questo spazio di scena l’intreccio fantastico immaginato dall’autrice dialoga con la vera biografia del sacerdote etrusco.

Un esempio di teatro civile, fatto di passioni e urgenze, che coniuga arte e politica per denunciare la sopraffazione e la corruzione, ma anche un teatro come percorso di riflessione interiore, come quella del protagonista, emotiva e morale.

Lo scontro ideologico tra due popoli, quello etrusco e quello romano, con le vicende di Laris Pulenas, nasconde complotti e storie di potere, come avviene ancora oggi, e in questo scenario anche l’amore risulta difficile e inconciliabile.

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Comunicato in merito alla prossima recita di Laris Pulenas
Martedì 21 giugno 2011, alle ore 21,30, torniamo in scena a Prato, nella Corte delle Sculture ex Campolmi, con il dramma Laris Pulenas, che si ricorda debuttò nell’estate 2008 a Poggio Castiglioni sulla Calvana, al fine di sensibilizzare la città e non solo sulle drammatiche condizioni del sito archeologico etrusco di Gonfienti.
Allora ci fu grande fermento attorno a noi.
Per la terza volta torniamo a presentarlo a Prato e, preme ricordarlo, il senso della messa in scena non è cambiato, nonostante ogni volta ci ritroviamo sempre più soli.
Sembra infatti tutto dimenticarsi nel turbine degli eventi e delle problematiche più urgenti della Piana; ma è sbagliato pensare che le questioni poste dalla costruzione e ampliamento dell’Interporto siano altre rispetto a quelle che presenta l’aeroporto di Peretola in questi giorni.
Intatto dunque è il significato politico e simbolico della rappresentazione e con questa immutata forza andremo a recitare Laris Pulenas, in opposizione a discutibili e univoche interpretazioni di ‘sviluppo’ economico e sociale.

Maila Ermini e Gianfelice D’Accolti
Teatro La Baracca, Prato
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Recensione commento su Laris Pulenas a Luogomano del Prof. Giuseppe Centauro
“Laris Pulenas” alle sorgenti del Bisenzio, quando pièce teatrale e paesaggio vivono una naturale sintonia
Giuseppe A. Centauro

Esiste una simbiosi tra arte e natura? La risposta, pur nella soggettività di qualsivoglia personale convinzione, non può che essere affermativa, specialmente laddove l’una può esaltare l’altra fino a compendiarsi nella suggestione e nella pur fuggevole vibrazione emotiva della sincronica percezione, che solo l’arte espressa nel contesto di un paesaggio evocativo, di un luogo particolare, può suscitare. Un’esperienza che si rinnova quando che si realizza una tale alchimia e con essa si ripristina l’atavico rapporto tra l’uomo e la natura, fino a produrre una sorta di esaltazione della natura attraverso l’artificio e viceversa, allo stesso modo che avviene con le pagine perdute della storia attraverso il mito.
Sono questi valori universali che principalmente la comunicazione artistica può trasmettere senza confini di spazio e di tempo. Lo spettacolo che ne risulta è qualcosa di unico. L’arte che si realizza in perfetta sintonia con il paesaggio che la contestualizza può generare estasi, attivando il pensiero recondito, recessivo che ognuno di noi possiede. Una tale simbiosi è riconoscibile con l’andare del tempo, ancor meglio nel ricordo lontano, nel déja vu che fa assumere alla prima esperienza vissuta un valore archetipo, restando indelebilmente impressa nell’immagine catturata dalla retina, come un’istantanea nella pellicola fotografica.
Fra le arti avevo immaginato che questo privilegio fosse appannaggio quasi esclusivo, semmai non scontato e raro, dell’architettura, osservando certi monumenti, certi borghi, certi paesaggi che conservano la leggibilità del contesto originale, una connotazione materica vera, semmai filtrata e impreziosita dalla stessa evoluzione storica attraverso la testimonianza dei segni dell’uomo, antichi e moderni, che hanno caratterizzato l’ambiente nel territorio. In realtà questa prerogativa appartiene a tutte le arti, non solo quelle figurative plastiche, ma anche alla musica, al teatro. Se i segni dell’uomo impressi nel paesaggio sono da considerare comunicazioni primigenie di una natura antropizzata che può divenire essa stessa arte, la testimonianza artistica può contestualizzare e rianimare luoghi dimenticati, obliterati dalla storia, accendere i riflettori dell’interesse collettivo sulle risorse culturali ed ambientali di un territorio, trasporre tematiche lontane nello spazio e nel tempo al paesaggio osservato, svolgendo infine una funzione primaria di sensibilizzazione e denuncia. Ed allora, l’arte diviene veicolo di coscienza oltre che di conoscenza.
La bellezza del contesto paesaggistico di riferimento si specchia nella sacralità della natura che lo delinea e, come un capolavoro d’arte, induce un coinvolgimento sensoriale attento e diretto che interessa, oltre la vista, tutti i sensi attraverso l’ascolto remoto di acque ruscellanti o di canti di uccelli, e il profumo della terra.
Ho trovato questo equilibrio assistendo al “Laris Pulenas” messo in scena in luoghi naturali evocativi, negli accenti diversi di antiche antropizzazioni, quasi che il racconto rappresentato si potesse contestualizzare, non solo nello spazio fisico, quanto piuttosto nella dimensione temporale nell’antichità della storia narrata.
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Maila Ermini e Gianfelice D’Accolti avevano sorpreso tutti allestendo l’8 luglio 2008 la prima del “Laris Pulenas”, eccezionalmente fuori dal “Teatro La Baracca”, nello scenario di arcana bellezza di Poggio Castiglioni, vieppiù esaltandolo nei caratteri naturalistici ed antropici distintivi tolti per una sera dall’oblio nella formidabile trasposizione drammaturgica che vede soccombere il protagonista, famoso aruspice etrusco di Tarquinia, di fronte al potere di Roma, ovvero nella contrapposizione del pensiero filosofico con la prevaricante “ragion di Stato”. Allora l’emotività era stata enorme nelle more della battaglia per Gonfienti, nata per scongiurare l’obliterazione definitiva dell’area archeologica della metropoli etrusca sul Bisenzio che si stava barbaramente compiendo con il bene placet delle istituzioni, amaramente conclusa come fu per Laris con l’esilio, con la rimozione pubblica della questione. Oggi, quattro anni dopo, con la messa in scena del 10 agosto 2013 all’Anfiteatro della Val di Bisenzio nello sperduto angolo appenninico di Luogomano, alle sorgenti del fiume, dove gli echi della città sono ancor più lontani e dove, soprattutto, la natura è sovrana, si si è avvertita in pieno la grandezza dell’opera e l’originalità autentica contenuta in questa specialissima pièce teatrale che vive nella compenetrazione totale con il paesaggio naturalistico dell’intorno che si fa scena. Si realizza un connubio perfetto, come solo arte e natura insieme sono in grado di restituire.
La storia di Laris Pulenas, nei modi e nei tempi scanditi dall’interpretazione senza veli degli attori, racconta il dramma stesso dell’uomo alla ricerca di una propria identità, incontrando felicemente un’ambientazione nella natura, senza mistificazioni e senza orpelli che lo spettatore oggi scopre nel volgere fuggevole di un tramonto estivo, oppure un domani nell’atmosfera orfica di un plenilunio, rispettando la genesi della storia narrata. Non a caso il “Laris Pulenas” regala questo genere di emozioni, dove la bravura degli interpreti si confonde con il genio drammaturgico di che l’ha prodotto e la struggente verità nascosta nella vicenda narrata si lega simbioticamente al contesto ambientale che lo realizza, tanto da farlo riconoscere nel ricordo di remote ascendenze autenticamente in contrasto evidente con il caos contemporaneo, per giunta a testimoniare nella denuncia di antichi vizi, le ricorrenti corruzioni della politica.
Il “Laris Pulenas” è quindi esso stesso un patrimonio da salvaguardare come bene culturale, anche al fine di rinnovare la testimonianza e l’impegno civile per “salvare” le tracce reiette di antichi popoli che avevano, loro si, sacralizzato la natura in ogni sua manifestazione.
 
PROSSIMA REPLICA
LARIS PULENAS ALL’ELBA, del Prof. Giuseppe Centauro
Il dramma dell’etrusco Laris Pulenas, suggestiva piece teatrale scritta ed interpretata da Maila Ermini e con Gianfelice D’Accolti, rivive a Marciana Marina il prossimo 28 luglio (piazza Bonanno, ore 21,45), in un’edizione unica e speciale, portata alla ribalta isolana dalla neonata Associazione “Ilva-Isola d’Elba”.
Che dire di questo spettacolo per sua natura evocativo e ricco di incroci esistenziali? Un testo teatrale che gli artisti del Teatro “La Baracca” di Prato mettono in scena solo in particolare occasioni in un assonante impegno culturale e sempre in luoghi di grande fascino, come lo fu la memorabile prima nazionale, nel luglio 2008, nella cavea naturale di Poggio Castiglioni sui Monti della Calvana sovrastanti l’area archeologica della città degli Etruschi di Gonfienti, la cui esistenza era ed è tutt’ora a rischio di obliterazione per far posto alla cementificazione infrastrutturale dell’area.
Un’opera dunque anche di grande impegno civile dai connotati etico morali, che si è spesa per mantenere vivi i diritti costituzionali della cultura attraverso il racconto delle vicende di questo aruspice etrusco, colto filosofo dei suoi tempi, accusato di empietà dalle ragioni di Stato, figlie in quel caso del potere di una Roma cinica e spietata che, abbandonati gli ideali repubblicani, ormai guardava a se stessa come il polo di un grande impero. Laris Pulenas, accusato di empietà, rappresenta in realtà l’archetipo del capro espiatorio in una storia senza tempo.
La metafora sapientemente suggerita da Maila e Gianfelice in un incalzare scenico, forte e struggente, costruito su otto personaggi da loro stessi interpretati in un’efficace scambio di ruoli, nei modi della migliore tradizione della commedia classica, è legata emotivamente al tema della giustizia, quella amministrata con la menzogna dai poteri forti di turno che tutto fanno e disfanno. Questa drammaturgia ci fa inconsapevolmente riflettere per capire dove abitano le ragioni della vera empietà con la profanazione della storia, della verità e, in definitiva, della cultura. Uomini di cultura, come Laris Pulenas, che il potere non può incapsulare nel bozzolo di una magra e diffamante dimensione esistenziale o, ancor più, ridurre al silenzio assoluto perché, quand’anche esiliati, devono piuttosto morire.
La cultura perde pezzi, lo sappiamo bene anche oggi, ma sopravvive in questo caso che ci proviene dal passato visibile nell’ideale del mito e della leggenda, ben personificato dal soccombente mondo etrusco al quale tuttavia siamo in realtà tutti debitori per l’arte, per il rispetto della natura, per la capacità di vivere il trascendente e la bellezza del quotidiano, nonostante sia stato un popolo militarmente soggiogato e vinto.
Il ricordo di Laris Pulenas e della sua “realistica” vicenda testimonia, nella felice trascrizione di un personaggio vissuto 2400 anni fa, eppure dimenticato come sono dimenticati tanti altri silenziosi artefici della cultura, una verità indiscutibile; ecco perché la felice intuizione di Maila Ermini di farne, attraverso la sola parola recitata, magistralmente interpretata da parte sua e da uno strepitoso Gianfelice D’Accolti, autentica azione teatrale in luoghi che possono esaltarne il valore emotivo, è qualcosa che resta profondamente dentro ognuno. Si tratta di un’opera che ha in sé la forza di svelare una verità velata che lo spettatore non potrà più dimenticare illudendosi di non sapere, magari girandosi con disincanto dall’altra parte per non tradire, eppur tradendo.
 
Gli articoli
Articolo di Piero Ianniello del Corriere di Prato
 
Recensione su Laris Pulenas del Nuovo Corriere
Recensione su Laris Pulenas al Castello dell'Imperatore di Prato il 12 giugno 2010
 

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